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Un diario nel futuro

Argenta - Portomaggiore

Un diario nel futuro

George conduceva una vita come tutte le altre: serena, monotona e senza intoppi. Si sentiva diverso: dentro di sé esisteva un mondo completamente differente da quello che lo circondava, ma non poteva dirlo a nessuno perché non avrebbero capito. Le cose cambiarono quando, un giorno, mentre si disfava di scatole elettriche di ricordi troppo vecchi per essere conservati, trovò un diario. Provò una strana, piacevole sensazione a toccare per la prima volta la carta; certe cose ormai non esistevano più. Queste ultime avevano fatto spazio a tecnologie avanzate come i tablet, computer e strumenti elettronici sofisticati. Incuriosito iniziò a leggere e scoprì che il proprietario del diario era un certo Ben Parrish: il solito teenager americano, popolare nel suo liceo, bravo nel basket con la segreta passione della scrittura. Nel suo diario Ben raccontava delle sue esperienze, delle soddisfazioni che gli dava il basket, dei ragazzi che frequentava, ma soprattutto del suo amore, Amelie: una ragazza francese. George trovò la lettura più emozionante rispetto ogni scoperta fatta prima e molto probabilmente questa lettura lo fece anche riflettere: mentre leggeva riusciva a sentire il rumore dell’oceano, strani trasportapersone chiamati autobus che invadevano le strade, l’odore di buon cibo proveniente da un ristorante, i sentimenti di Ben per Amelie e riusciva perfino a sentire la voce di due ragazze che parlavano di una nuova foto su un certo Instagram (che non riuscì a capire di preciso cosa fosse); poteva così sentire e vedere tutti i colori della Terra del 2018. Nel mondo di George le persone erano calme, lavoravano tutte in laboratori scientifici, mangiavano cibi chimicamente modificati che aumentavano la felicità e concentrazione e diminuivano la stanchezza, ma che in realtà non avevano sapori; tutti gli oceani si erano prosciugati ed erano visibili solo attraverso schermi che li riproducevano, ma ovviamente non era la stessa cosa. Oltre ciò la Terra era diventata un luogo molto silenzioso: le persone non parlavano tra loro se non attraverso strumentazioni di ultima generazione, non avevano hobby se non quello di stare attaccati ai tablet a leggere le news sulle scoperte tecnologiche. I ragazzi venivano subito proiettati a lavorare su computer sofisticati in laboratori poiché l’unico scopo nella vita di un individuo doveva essere quella di contribuire a far somigliare sempre più l’uomo ad una macchina. Poi quegli strani autobus non esistevano più o per meglio dire non erano più così chiassosi e non avevano così tante ruote poiché viaggiavano in aria. E dell’amore che provava Ben per Amelie? Ormai la gente non provava più quel genere di cose, si era chiusa in sé stessa, anzi in quel progresso tecnologico che pian piano si rivelava sempre più un regresso. Ormai il mondo aveva perso ogni suo colore. Quando George finì di leggere provò forse per la prima volta sensazioni sconosciute e si pose una domanda:  “E se un eccessivo progresso tecnologico portasse a far dimenticare l’uomo del vero valore delle cose?”

Marcella Pinto

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